Il prefetto di Arezzo ha deciso di vietare la trasferta ai tifosi del Siena per la partita di domenica contro l’Aquila Montevarchi. Una scelta presa – dicono – a causa degli incidenti avvenuti prima del match della scorsa stagione. Manca ancora l’ufficialità, ma la direzione sembra già segnata.
Sinceramente, troviamo tutto questo piuttosto sconfortante. Ci sembra che il calcio stia lentamente perdendo la sua parte più bella: la condivisione, il viaggio, il tifo vissuto anche fuori casa. Invece di lavorare per gestire e prevenire i problemi, si taglia la radice vietando a intere tifoserie di muoversi. È come mettere una toppa enorme su un buco piccolo, senza affrontare davvero la questione.
E poi c’è un altro punto che ci fa riflettere: queste decisioni finiscono per colpire indistintamente tutti, senza distinguere tra chi crea problemi e chi vive il calcio con passione e rispetto. È una soluzione che semplifica tutto al massimo, ma proprio per questo appare un po’ ingiusta. Il risultato è che si impoverisce l’esperienza sportiva, si svuotano gli stadi e si alimenta una distanza sempre maggiore tra istituzioni e tifosi.
Alla fine chi ci rimette sono sempre i tifosi che vorrebbero solo seguire la propria squadra, vivere una domenica di sport e normalità. E ogni volta che accade una cosa del genere, abbiamo la sensazione che un altro pezzetto di calcio, quello vero, se ne vada.

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